Biblioteca comunale di Dimaro

Dimaro

DIMARO

Dimaro: Trentino - Italia

 Borgo della media Val di Sole,  nel Trentino Occidentale,  Dimaro dista 45 km dal casello autostradale di S. Michele all’Adige (Autostrada del Brennero). Situato ai piedi del Sasso Rosso,  giace all’imbocco della Val del Meledri risalendo la quale si giunge prima alla stazione turistica di  Fogarida ( frazione di Dimaro)  quindi, attraversando Passo Campo Carlo Magno, alla rinomata  località di Madonna di Campiglio.

L’economia odierna del paese è prevalentemente turistica. Dimaro vanta un’ ottima dotazione di alberghi, ristoranti e servizi collaterali.  Frequentatissimo e di qualità il Campeggio “ Dolomiti di Brenta” aperto per l’intero corso dell’anno.  Accanto al turismo gioca un ruolo importante l’artigianato mentre  sono ormai residuali i comparti agricolo e dell’allevamento.  Grazie ad un'intelligente pianificazione urbanistica,  Dimaro vanta un “Polo Culturale” nel quale, accanto agli edifici scolastici presenti in loco (scuole materne ed elementari ) troviamo la Biblioteca Pubblica e uno splendido Teatro dalla capacità di oltre trecento posti nel quale, specie nel periodo estivo, si tengono numose manifestazioni e rassegne di ogni genere.  A Folgarida troviamo il Centro Congressi “Alla Sosta dell’imperatore”  presso il quale si tengono prestigiosi appuntamenti nazionali ed internazionali.

Grande l’attenzione rivolta agli sport  che trovano a Dimaro condizioni particolarmente favorevoli.  Oltre a tutte le attività tipiche della stagione invernale (sci, snowboard, pattinaggio ecc) nel periodo estivo è possibile praticare le discipline legate al fiume  Noce, corso d’acqua  che scorre lungo l’intera Valle ( Rafting, Canoa, idrospeed… ). Un Campo da Calcio regolamentare e ottimamente tenuto,  con annessa pista di atletica, permette la pratica di moltissime discipline sportive all’aperto. Dimaro in estate ospita per i loro ritiri  squadre che militano nei massimi campionati nazionali. Dall'estate del  2011 è il Napoli Calcio che, con i suoi tifosi,  regala colori e sorrisi all'intera Valle di Sole. 

Circondato da boschi pregiati,  dal paese partono innumerevoli passeggiate ed escursioni . Aree attrezzate e parchi giochi completano un’offerta davvero speciale. 

Il Comune pubblica due volte  l'anno un giornalino denominato "El Meledri" ( Vedi immagine dell'ultimo numero nella Gallery). Chi ne fosse interessato è pregato di chiederne copia in Biblioteca ( 0463/974803, biblioteca@comune.dimaro.tn.it )
 

DIMARO: la storia

Le origini del paese sono avvolte nel silenzio documentale che accompagna i secoli dell’alto medioevo e solo agli inizi del XIII secolo cominciano ad apparire i nomi dei primi abitanti della piccola comunità di montagna. Anche Carciato, frazione confinante con quello di Dimaro e da esso separato dal torrente Meledrio, annovera origini antiche e vanta una storia che attraversa molti secoli. Solo l’abitato di Folgàrida attestata sul conoide su cui si inerpica la strada che conduce al passo di Campo Carlo Magno e a Madonna di Campiglio, è insediamento recente, poiché è nato nel 1965, su di un progetto di insediamento turistico invernale voluto dagli amministratori del tempo.

Dimaro e Carciato sono state per secoli (sicuramente dal 1200 in poi) “vicinie” o “universitates” singole, all’interno del nesso istituzionale del principato vescovile di Trento. Dal punto di vista ecclesiastico, seppure autonome, hanno sempre condiviso un’unica curazia, a servizio di entrambe e, di conseguenza, un unico servizio scolastico. In quanto autonome, le due comunità erano dotate di un territorio ben definito, possedevano beni comuni (pascoli, malghe, boschi, strade e vie di comunicazioni, acquedotti, segherie) accanto a beni singoli o privati (case, orti, prati, bestiame, cascine, ecc.) ed erano gestite attraverso la “regola”, o insieme di norme di autogoverno, amministrate da una magistratura locale e approvate dall’autorità vescovile. La vita economica era concentrata soprattutto nell’allevamento del bestiame e nello sfruttamento della terra (agricoltura) e del bosco (silvicoltura). Poco rilevanti i commerci, anche se abbastanza diffuso era un artigianato locale, chiamato a fornire gli strumenti essenziali per la vita quotidiana. Tipici di Dimaro furono i “caràdori”, cui competeva il trasporto del legname dal bosco verso le segherie. Un piccolo “distretto industriale” si trovava lungo il torrente Meledrio, con mulini, segherie, magli, “calcàre”, malghe e luoghi deputati alla produzione del carbone di legna.

Con la fine politica del principato vescovile, seguita alle intricate vicende napoleoniche e al Congresso di Vienna, anche i nostri due paesi entrarono a far parte della Contea principesca del Tirolo, ambito amministrativo territoriale dell’Impero austro – ungarico. Con la riforma interna del 1868 ambedue i comuni furono inseriti nel Capitanato politico di Cles e nel distretto giudiziario di Malé.

Durante la prima guerra mondiale ebbero a subire tutte le conseguenze della leva in massa contro la Serbia e della successiva presenza di un fronte attivo a poche decine di chilometri, sul passo Tonale, linea diretta di scontro tra Impero d’Austria e Regno d’Italia. Dal 1918 Dimaro e Carciato furono comuni autonomi e distinti del Regno d’Italia, ma nel 1927 il Fascismo li unì coattivamente in un unico Comune, con Pressòn, Monclàssico, Bolentina e Montès.  Solo dopo la seconda guerra mondiale, con Legge regionale dei primi anni Cinquanta, il Comune di Dimaro si limitò alle sole frazioni di Dimaro e Carciato.

Edifici di interesse storico

Casa de Mazzis o “Palazzo del dazio”

In centro paese nel punto in cui la strada si stringe, troviamo “Casa de Mazzis” dal nome dell’ antica famiglia proprietaria che esigenva il dazio per i commerci in transito. Edificata nel XVI secolo,  vanta una bella bifora, un portone blasonato e lo stemma affrescato.

La Chiesa di S. Lorenzo 

Le prime notizie risalgono alla fine del ‘400. Nel tempo subì poi un allungamento ( 1516) e un’integrazione con la parte anteriore rifatta ( 1958 ) e il riposizionamento del bel portale. Il campanile ha due ordini di bifore . L’interno è ad una navata. Pregevole il coro affrescato nel 1488 da Giovanni Baschenis di Averaria .  Belli i  due altari lignei  il maggiore dei quali è attribuito al Bezzi.

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